NPWJ si unisce alla richiesta di un’azione internazionale nei confronti degli omicidi legati alla Guerra alla Droga condotta nelle Filippine

9 novembre 2017

Prima dello svolgimento del Summit ASEAN, una coalizione di oltre 270 ONG, leader politici, attivisti per la Salute ed i Diritti umani sparsi in tutto il mondo ha oggi inoltrato una dichiarazione con la richiesta d’intraprendere misure urgenti per bloccare il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte e la sua sanguinosa guerra alla droga e ripristinare la giustizia. Il comunicato arriva appena prima che il Presidente Trump (che ha recentemente sostenuto la guerra alla droga portata avanti da Duterte) s’incontrerà con il presidente filippino per la prima volta, durante il Summite ASEAN nelle Filippine del 12-14 Novembre. Secondo alcune fonti, Duterte ha detto a Trump di “lasciar perdere i diritti umani”. Il presidente americano è uno dei 21 leader mondiali che, assieme al Segretario Generale delle Nazioni Unite, parteciperà al Summit.
 
Delle oltre 200 ONG sostenitrici della dichiarazione, più di 40 sono di stanza nel continente Asiatico, di cui alcune, come India, Pakistan e Sri Lanka, facenti parte dell’ASEAN. La dichiarazione ha inoltre elencato diversi collegamenti con problemi condivisi da diversi paesi del continente, quali HIV e problematiche legati all’abuso di droghe, difesa dei diritti delle persone transgender e promozione dell’attivismo democratico tra le giovani generazioni. Iniziative legate alla componente più prettamente politica della dichiarazione sono ancora in fase iniziale, ma include il lavoro di legislatori provenienti da Italia, Canada, Cambogia e dallo Stato di Washington, ed altre personalità politiche e governative da Singapore, Canada e Regno Unito.
 
“Chiediamo si dia inizio ad un processo di accountability, a cominciare da un’indagine sotto l’egida delle Nazioni Unite” si legge nella dichiarazione. “Allo stesso modo richiamiamo l’attenzione dei leader mondiali presenti all’ASEAN a chiedere inequivocabilmente la cessazione degli omicidi e del rispetto dei diritti umani”.
 
La dichiarazione inoltre fa presente che: “da quando si è scatenata la “War on Drugs” nelle Filippine nel giugno dello scorso anno, oltre 3,900 persone sono state uccise in operazioni antidroga, con oltre 2,300 assassinii legati ad essa e migliaia ancora “inspiegabili” secondo i rapporti di polizia. Stime condotte dai media e organizzazioni per i diritti umani parlano di delitti legati alla “War on Drugs” in numeri che variano tra i 7,000 fino ai 14,000. Le prove suggeriscono che vi sia in corsa una deliberata politica di omicidi extra-giudiziali” (Le fonti sono disponibili sezioni finale della dichiarazione).
 
La dichiarazione conclude: “Il mondo è ad un bivio. In questo periodo di incertezze, mancanza di legge ed violenza extragiudiziaria non possono divenire un modello per altri paesi. Quando i diritti umani sono sotto attacco, tutti sono chiamati ad agire – per coscienza individuale, principi morali condivisi, e per la volontà di garantire pace e sicurezza per tutti. Il tempo per agire è adesso”.
 
La dichiarazione è stata organizzata da una coalizione comprendente le principali organizzazioni per i diritti umani delle Filippine, gruppi della diaspora Filippino-Americani, organizzazioni per la riforma delle politiche sulla droga, gruppi per la difesa per le persone affette da HIV/AIDS ed altri. È stata coordinata dall’organizzazione, di stanza a Washington, “StoptheDrugWar.org”. 

 
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Per ulteriori informazioni, si prega di contattareAlison Smith, Director of the International Criminal Justice Program of No Peace Without Justice (asmith@npwj.org) oppure Nicola Giovannini (Press & Public Affairs Coordinator, email: ngiovannini@npwj.org).